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Preti e mangiapreti a Brisighella

recensione di Valerio Varesi - Repubblica Bologna - 20/08/2017

Come sarebbe il "Mondo piccolo" di Giovannino Guareschi trasferito in Romagna? Cancellato il Po, la Bassa e Brescello avrebbe le sembianze di Brisighella e dei colli della valle del Lamone. A parte invertite però. Lì, in quella che è stata definita la Vandea nella terra dei mangiapreti anarchici e comunisti, l'opposizione sarebbe Peppone e la maggioranza starebbe con don Camillo. È di questo singolare rovesciamento che parla il libro di Claudio Visani e Viscardo Baldi I comunisti nella terra dei preti (Bella ciao editore), vivace affresco delle vicissitudini politiche di una piccola città che, in sedicesimo ripercorre gli snodi della storia del Paese.

Visani e Baldi hanno svolto un grande lavoro di ricerca negli archivi indagando sulla vita dei protagonisti della sinistra locale e cercando di capire le ragioni per le quali dall'idea socialista prevalente all'inizio del secolo scorso e dall'attivismo dei comunisti dopo la scissione del ‘21, fra i primi ad aprire sezioni in Romagna, si sia passati al dominio cattolico a partire dalla grande sconfitta elettorale del 18 aprile ‘48. Dominio che è durato fino alle soglie della dissoluzione della prima Repubblica e che ha fatto di Brisighella la patria di cardinali e prelati.

Il libro, con la prefazione di un romagnolo doc qual è Vasco Errani, parte dalle storie individuali, dai fondatori del partito comunista, divenuti poi resistenti e passati dalla repressione fascista, fino alla rinascita del dopoguerra in un contesto che vide la Democrazia cristiana e soprattutto i potentati ecclesiastici, controllare gran parte della vita brisighellese. Nonostante ciò, i comunisti riescono a esprimere tre sindaci e mettere assieme ottocento iscritti su duemila aventi diritto al voto. Quel che sorprende è come la vicenda del Comune romagnolo ricalchi più fedelmente la storia d'Italia di quanto non facciano la maggioranza dei centri emiliani dominati dall'egemonia del partito comunista. Qui lo scontro tra cattolici e marxisti replica quello che si disputa a livello nazionale tra il partito di De Gasperi e quello di Togliatti.

«La cosa più difficile - spiega Visani - è stata ricostruire le vicende dei protagonisti attraverso i documenti e i racconti di vedove, figli, amici e compagni». È il caso di Luigi Fontana, uno dei fondatori del partito comunista d'Italia che venne incarcerato, condannato e torturato fino alla morte. O come Renato Emaldi il professore di Fusignano che per amor dell'ideale ritornò nella sua Romagna per combattere a favore della causa comunista e della Resistenza. La vicenda brisighellese è significativa anche per ciò che riguarda gli anni post bellici sotto l'egida del potere cattolico. Dalle lotte degli operai degli anni ‘50 e ‘60 in piena guerra fredda, ai sommovimenti del ‘68, si passa alla nuova fase politica degli anni ‘70 dove si elabora il compromesso storico, l'ipotizzato incontro tra le due grandi forze politico culturali italiane, qui osservato da un punto di vista diametralmente opposto dal resto dell'Emilia Romagna.

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