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Prefazione di Vasco Errani

Chi ha tra le mani “I comunisti nella terra dei preti” ossia l’ottimo lavoro  di Visani e Baldi, deve sapere che la finestra che sta aprendo getta uno sguardo sulla storia dell’Italia, sul PCI, sulla Romagna. Raccontando di donne e uomini in carne e ossa i cui racconti riflettono i diversi aspetti di un percorso collettivo.

Con un obiettivo che ritengo gli autori riescano a cogliere: quello di restituire ad una riflessione pubblica la storia di una comunità, il significato profondo di un impegno che, attraverso passioni e sacrifici, si sviluppa attraverso più generazioni tanto da cambiare la nostra società con la ricostruzione, il boom economico e le grandi lotte operaie e studentesche, fino a giungere alle sfide odierne delle nuove ineguaglianze, del rapporto uomo-natura-ambiente, della società “liquida”, del ritorno dei populismi.

Sono convinto che serva questa riflessione pubblica e la lettura di questo libro può stimolare questo confronto e contribuire a riportare con i piedi per terra le idee per il nostro futuro.

Questi stimoli mi sono venuti da una serie di immagini che qui vengono proposte ed è quindi di alcune di esse che mi servo per dare il giusto valore a queste pagine.

La prima è quella del giovane segretario comunista che organizza l’opposizione al fascismo dalla via degli Asini muro a muro con la casa natale di due futuri cardinali (fratelli ma con diversi gradi di apertura nella Chiesa).

Ci dà l’immagine plastica di una storia che vive tra noi, tra un civico e l’altro di Brisighella e chiede di essere compresa e portata a sintesi con una politica che torna ad occuparsi di società, di diseguaglianza e di diritti.

Un’altra bella pagina è quella di Alfonsine che ospita i bambini di Brisighella in un contesto di solidarietà fra famiglie nel drammatico dopoguerra: un’istantanea che sopravvive oramai nei ricordi dei più anziani ma che parla direttamente a noi del valore essenziale della solidarietà, nella dispersione e nella frammentazione che sembra caratterizzare il nostro tempo.

Dovremmo pensare di più al mondo, liberi da codici ideologici ma non dalle idee di un nuovo umanesimo. Come coraggiosamente fece Berlinguer sull’austerità. Anche queste: pagine da rileggere.

In un’altra testimonianza si ricorda la storia di Ravasol, l’anarchico che si fece comunista perché in carcere - scrisse - “ho potuto ammirare la solidarietà tra i militanti del PCI” ed ebbe poi un ruolo di spicco come reclutatore di partigiani nella lotta di Liberazione. E si ricorda anche che don Antonio fece suonare le campane in segno di rispetto per la sua morte.

Sono pagine che emozionano quelle di Visani e Baldi. Ci toccano perché sono storie di umanità vera e un discorso di verità esprime sempre una grande forza evocatrice. Ci riconosciamo. Riconosciamo i fili che ci legano a queste vicende, le strade che sono state percorse, le spalle sulle quali ci siamo sorretti.

Sono storie di donne e uomini che al primo posto hanno saputo mettere non tanto vessilli ideologici ma il bene comune, il farsi carico di chi è più in difficoltà, l’amore per la propria terra.

Io nella mia esperienza ho avuto la fortuna di fare un piccolo pezzo di strada a fianco di Amos Piancastelli: fu un momento importante della mia formazione perché capii quanto fosse decisivo per cambiare, per aprire una storia nuova - in questo caso a Brisighella - l'essere radicati, conoscere i problemi e soprattutto avere la forza e il coraggio di rivolgersi a tutti senza rinunciare ai propri valori e agli ideali che sanno muovere le coscienze.

Un grazie dunque a chi ha prodotto questo lavoro e alle tante voci che lo compongono e che con le loro storie ci interrogano e ci chiedono risposte da trovare assieme, con in mano la bussola degli ideali e dei valori che hanno tanti nomi quanti quelli ricordati in queste pagine.

Vasco Errani