Questo sito utilizza cookies.

Introduzione di Alberto Malfitano

La storia del Partito comunista a Brisighella è il racconto di una passione. Una passione civile, vissuta come una fede laica dagli uomini che l’hanno animata e resa possibile. Il Pci nasce nel 1921, in un periodo drammatico della storia d’Italia, nel difficile dopoguerra delle lotte operaie e contadine, e di un’attesa palingenetica di riscossa, di rinascita sociale su basi più egualitarie rispetto alla vecchia Italia liberale, ormai in crisi sotto i colpi di una società di massa che si politicizza. Ma il 1921 è anche l’anno dell’esplosione della violenza fascista, già intravista sul finire dell’anno precedente, con i clamorosi assalti alle amministrazioni rosse di Bologna e Ferrara.

E Brisighella non fa eccezione rispetto a questa storia più grande di lei, in cui è perfettamente inserita, pur con tutte le sue peculiarità. Terra guelfa per eccellenza, come scrivono gli autori, anche qui come altrove il Comune è conquistato in quel tormentato dopoguerra dai socialisti, ma deve poi cedere sotto i colpi dell’ostilità statale e della minacciosa onda nera che travolge, uno ad uno, tutti i municipi dove sventola la bandiera rossa.

E’ pertanto in un contesto molto difficile che il Pci comincia a muoversi, in Italia e localmente, e dovrà continuare a farlo negli anni bui della dittatura, quando la libertà svanisce e i partiti vengono messi al bando. Eppure anche a Brisighella non mancano gli esempi di una tenacia antifascista che costa grossi sacrifici: gli arresti, la repressione, la persecuzione dei militanti più in vista, con il caso drammatico di Luigi Fontana, torturato in carcere, sono testimonianza di una presenza attiva, in una terra di tradizione moderata, e durante la dittatura, del partito. Questa presenza uscirà allo scoperto e troverà nuovi adepti dopo l’8 settembre e la liquefazione delle istituzioni statali a seguito della fuga del re verso il Sud già liberato. Il territorio brisighellese vivrà allora i drammatici momenti della lotta partigiana ma anche dell’attraversamento del suo territorio dal fronte, con tutto ciò che ne consegue e che è ancora ben inciso nella memoria collettiva.

Il ritorno della libertà vedrà quindi i comunisti in prima fila, legittimati dalle persecuzioni fasciste e dalla tenace lotta contro il nazifascismo. Nel periodo repubblicano, i comunisti sono protagonisti della competizione democratica assieme agli altri partiti, in una Brisighella che vive appieno le passioni pubbliche e vede una condivisione di massa della vita politica. La partecipazione estesa, la vita di partito che si intreccia con una socialità festosa – come le immagini delle tante feste de l’Unità o della Casa del Popolo mostrano ampiamente - gli accordi o gli scontri con gli altri partiti, la possibilità di dimostrare la propria visione del futuro nel momento in cui il Pci, con Amos Piancastelli, arriva a vincere le elezioni e viene chiamato a guidare il Comune, restituiscono il senso di una storia vitale, in cui le idee erano in grado di smuovere le masse e dar loro non solo una visione, e anche una speranza di miglioramento delle proprie condizioni.

Viscardo Baldi e Claudio Visani non sono storici di professione, ma conoscono il senso della storia e come leggere i documenti, e hanno compiuto con questo lavoro egregio una necessaria opera di restituzione: a una famiglia politica, quella comunista, del proprio passato, della propria storia, della propria identità. L’orgoglioso affetto che traspare da queste pagine rappresenta un regalo che i due autori hanno voluto fare, non solo a loro stessi, ma a coloro che non ci sono più, ai capi partito e ai semplici militanti, e a tutti coloro che, al di là delle condivisioni delle idee o meno, possono vedere nelle tante facce che riemergono in queste pagine di storia intensa, nelle storie che vengono raccontate, nei tanti episodi che vengono inanellati, il filo di una vicenda politica appassionata, di un solido senso di appartenenza, che è davvero di un altro secolo, e di cui si è persa traccia nella società attuale. In questo libro emerge una dimensione politica, una disponibilità al sacrificio e all’investimento del proprio tempo libero e delle proprie energie che oggi appare come un ricordo, ma che forse è solo latente, e che la lettura di un volume scritto con rigore storiografico e passione sociale come questo, può servire a far riemergere, per ripensare a una politica - nei nostri territori - fatta dal basso, a livello di comunità, parlando alla persone comuni e portando avanti le loro istanze.

Alberto Malfitano

Docente di Storia contemporanea presso l'Università di Bologna