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Capitolo 2

Con l'aiuto dei cattolici popolari e della chiesa il fascismo conquista Faenza e Brisighella

I contrasti tra preti e mangiapreti nella valle del Lamone non mancano. Faenza, poi, è la città di Pietro Nenni che ha frequentato Mussolini al tempo dei furori socialisti ed anticlericali. Ma qui il fascismo, per sfondare, non avrà bisogno di sconfiggere la forte presenza socialista e repubblicana come nel resto della provincia, ma solo quella più sparuta di stampo anarchico-socialista, oltre che di accattivarsi le simpatie dei popolari di don Sturzo. I cattolici, organizzati nel Partito popolare, stravincono le elezioni comunali a Faenza nel 1921 e manterranno poi un ruolo centrale anche con l'avvento del fascismo, grazie al sostegno al primo governo Mussolini.

Il Fascio faentino è fondato dai reduci della Grande guerra guidati da Pietro Zama, presidente dell'Associazione combattenti, anch'egli proveniente dai cattolici democratici, e da Giuseppe Donati. I primi finanziatori del fascismo sono i grandi proprietari terrieri e l'alta borghesia cittadina. Dopo il 1922, quando la Monarchia e la Chiesa sceglieranno di schierarsi con Mussolini e la soluzione autoritaria, anche i prelati e tanti contadini "casa e parrocchia" salteranno sul carro dei vincitori. E Faenza, che aveva inizialmente mantenuto una amministrazione democratica, nel 1923 manderà al potere in Comune i fascisti. A Brisighella, il 26 giugno 1921 la giunta socialista di Silvestrini si dimette e in Comune arriva un altro commissario prefettizio. Domenica 23 ottobre c'è a Brisighella il primo raduno dei fascisti della provincia per inaugurare il gagliardetto e festeggiare "la liberazione dalla dominazione bolscevica".

Comunisti e socialisti abbandonano il paese per evitare scontri. Ma i documenti raccontano che al mattino viene percosso dalle camicie nere l'antifascista Antonio Goni, e alla sera vengono colpiti il calzolaio Enrico Olivuzzi e gli operai Giovanni Poggi e Mario Galassini. All'osteria La Rocca di Paris Valgimigli i fascisti fanno irruzione, rovesciano stoviglie e picchiano l'oste, il cantoniere Edoardo Dalmonte, un'altra persona che si chiama Quinto Bassi e, nella sua stalla adiacente l'osteria, il birocciaio Francesco Piancastelli. I carabinieri intervengono ma non fermano o puniscono i picchiatori. Domenica 14 maggio 1922 si vota di nuovo per le amministrative. I Popolari fanno l'accordo con gli agrari che appoggiano i fascisti, il capolista è Giulio Laghi. I socialisti presentano una lista di minoranza, i comunisti non si presentano. Le urne danno 928 voti alla lista Laghi e 642 ai socialisti. I fascisti di fatto hanno preso il Comune e ben presto passano all'azione. Uno dei primi atti di forza è lo scioglimento delle cooperative di consumo, dei braccianti e degli operai che erano sorte negli anni precedenti a Brisighella per iniziativa del movimento socialista. Tra queste, la "Coop Lega di Resistenza operai e affini" di Brisighella e la "Coop Unione del lavoro: muratori, carrettai e braccianti" di Fognano. Alla fine del 1929 sorgerà una cooperativa di regime, la "Coop braccianti, muratori e affini", che aderisce al sindacato fascista.